Ti alzi dal letto, appoggi il piede a terra e senti una fitta sotto il tallone, come se ci fosse un sassolino o un chiodo. I primi passi sono faticosi, poi dopo qualche minuto il dolore cala. Torna magari dopo essere stato seduto a lungo, o la sera dopo una giornata in piedi. È la descrizione tipica della fascite plantare, uno dei disturbi del piede che vedo più spesso in studio, soprattutto all’inizio e alla fine dell’estate.
Che cos’è la fascite plantare
Sotto la pianta del piede c’è una fascia di tessuto robusto, la fascia plantare, che va dal tallone alla base delle dita. Fa da sostegno all’arco del piede e lavora a ogni passo, come una corda che si tende e si rilascia. Quando viene sovraccaricata per settimane, il punto in cui si attacca al tallone si irrita e diventa dolente.
Il dolore al mattino ha una spiegazione semplice: di notte il piede resta a riposo con la punta leggermente rivolta verso il basso, la fascia e il polpaccio si accorciano un po’, e i primi passi li mettono in tensione di colpo.
Il medico può confermare il sospetto con la visita e, se serve, con un’ecografia. Lo «sperone calcaneare» che a volte compare in radiografia non è necessariamente la causa del dolore: molte persone ce l’hanno senza alcun fastidio.
Perché si sovraccarica
Raramente c’è una sola ragione. Le più comuni sono:
- un polpaccio rigido, che tira sul tallone e costringe la fascia a lavorare di più;
- una caviglia che si piega poco, magari per una vecchia distorsione;
- un aumento improvviso del carico: hai iniziato a correre, hai fatto molte più ore in piedi del solito, hai preso qualche chilo;
- scarpe molto piatte o consumate, oppure il passaggio brusco da scarpe ammortizzate a calzature senza sostegno;
- il modo in cui carichi il peso, che dipende anche da anca e ginocchio. Se un’anca ruota poco, il piede spesso compensa appiattendosi a ogni passo.
Per questo nella valutazione guardo il piede, ma anche caviglia, polpaccio, ginocchio, anca e il modo in cui cammini. Il trattamento usa mobilizzazioni delle articolazioni del piede e della caviglia, tecniche sui tessuti per il polpaccio e la pianta del piede e, quando serve, un lavoro sull’anca e sul bacino. Chi fa sport trova qualche indicazione in più in Osteopatia e sport.
Scarpe e piedi nudi in Versilia
Qui in Versilia la fascite ha una stagione. Da maggio in poi molte persone passano in pochi giorni dalle scarpe chiuse alle infradito piatte, o camminano a piedi nudi per ore. Il piede non è abituato e la fascia lavora molto di più.
Camminare a piedi nudi sulla sabbia non è di per sé un male, anzi, ma conta come lo fai:
- la sabbia asciutta e morbida fa lavorare molto polpaccio e piede, perché il tallone affonda. Per un piede già dolente è faticosa;
- la battigia, dove la sabbia è bagnata e compatta, è più regolare e di solito più tollerata;
- il lungomare e la passeggiata non vanno fatti a piedi nudi o in infradito sottili: l’asfalto e il cemento sono duri e senza ammortizzazione;
- inizia con gradualità: se ti piace camminare scalzo, comincia con dieci o quindici minuti e aumenta nel giro di qualche settimana.
In generale, finché il tallone fa male, è meglio usare scarpe con un minimo di tacco (un centimetro o poco più), una suola che ammortizza e un buon sostegno. Anche in casa evita di camminare scalzo sul pavimento duro, soprattutto appena alzato. Chi fa trekking sulle Apuane trova consigli sulle calzature in Escursioni sulle Apuane.
Un esempio. Una signora di Lido di Camaiore, 52 anni, gestiva uno stabilimento balneare. Ogni estate, verso luglio, iniziava a sentire male al tallone sinistro, che durava fino all’autunno. Passava la giornata scalza o in infradito, tra sabbia e pedana di legno. Il polpaccio sinistro era molto rigido e la caviglia si piegava meno della destra, residuo di una distorsione di anni prima. Abbiamo lavorato su caviglia e polpaccio, le ho dato due esercizi per il mattino e lei ha iniziato a usare un sandalo con un po’ di sostegno durante il lavoro. In un mese il dolore al mattino era molto diminuito. L’estate dopo è tornata a giugno, prima che il disturbo ricominciasse.
Cosa puoi fare tu
- Prima di alzarti, ancora seduto sul letto, muovi il piede su e giù una ventina di volte e fai qualche cerchio con la caviglia.
- Allunga il polpaccio due o tre volte al giorno: mani al muro, la gamba dolente indietro con il tallone a terra e il ginocchio dritto, tieni 30 secondi. Poi ripeti con il ginocchio leggermente piegato.
- Fai rotolare una pallina (da tennis, o una bottiglietta d’acqua fredda) sotto la pianta del piede per un paio di minuti, con una pressione che non dà dolore.
- Riduci per un periodo le attività che peggiorano il dolore, senza fermarti del tutto: camminare va bene, correre su asfalto per qualche settimana meglio di no.
La fascite plantare di solito migliora, ma richiede pazienza: spesso servono alcune settimane, a volte qualche mese.
Quando andare prima dal medico
Rivolgiti al medico, all’ortopedico o al podologo prima di un trattamento se:
- il dolore è iniziato dopo una caduta, un salto o un trauma;
- il tallone è gonfio, arrossato o caldo, o hai febbre;
- senti formicolio, bruciore o intorpidimento nella pianta del piede;
- il dolore è forte anche a riposo e di notte;
- soffri di diabete e hai dolore o ferite ai piedi;
- il dolore è in entrambi i talloni insieme ad altre articolazioni doloranti.
Il medico o il podologo possono anche valutare se ti serve un plantare. Se invece vuoi una valutazione osteopatica nel mio studio di Camaiore, qui trovi come prenotare.
Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una visita medica. In caso di dolore forte, improvviso o accompagnato da altri sintomi, rivolgiti prima al tuo medico.




