La Versilia è un posto dove ci si muove: si corre sul lungomare da Viareggio a Forte dei Marmi, si pedala sulle colline di Camaiore e verso le Apuane, si nuota, si gioca a padel, beach volley, beach tennis, si fa surf e sup quando il mare lo permette. Risultato: una buona parte delle persone che vedo in studio sono sportivi, amatori o agonisti, con un dolore che gli impedisce di fare quello che amano.
Il problema tipico dello sportivo
Non è l’infortunio grave: per quello ci sono il medico e il fisioterapista. È il fastidio che torna: il ginocchio che inizia a tirare dopo dieci chilometri, la spalla che a fine allenamento di nuoto brucia, la schiena che si blocca ogni due mesi in bici, il gomito del padel.
Spesso succede così: ci si ferma una settimana, il dolore passa, si riprende ad allenarsi e dopo un po’ torna.
Quando un dolore torna sempre nello stesso punto, di solito è perché quel punto sta lavorando al posto di un altro. Non è il ginocchio il problema; è l’anca che non ruota abbastanza, o il piede che non si appoggia bene, e il ginocchio si sovraccarica.
Cosa fa l’osteopata per chi fa sport
Cerca il perché. Valuto tutto il corpo in rapporto al gesto sportivo. Un corridore lo guardo in piedi su una gamba sola, un ciclista gli chiedo come sta sulla bici, un nuotatore gli faccio simulare la bracciata.
Restituisce movimento dove manca. Se l’anca è rigida, lavoro sull’anca. Se la gabbia toracica non ruota, lavoro lì. L’obiettivo è ridistribuire il carico, così che nessun punto sia sovraccaricato.
Accelera il recupero. Dopo una gara o un periodo di carico intenso, un trattamento aiuta i tessuti a sciogliersi e il corpo a tornare in equilibrio più in fretta.
Non ti ferma, se possibile. Preferisco modificare un allenamento che sospenderlo. Il movimento è quasi sempre parte della soluzione.
Qualche esempio per sport
Corsa. Il classico dolore laterale al ginocchio (la «bandelletta») o alla tibia. Spesso c’è di mezzo un bacino poco stabile o una caviglia rigida da una vecchia distorsione. Lavorando su quelli, il ginocchio smette di protestare.
Bici. Dolore lombare dopo un’ora in sella, o collo e spalle a pezzi. Qui la rigidità della parte alta della schiena è quasi sempre coinvolta: se il dorso non si piega, lo fanno la lombare e il collo. A volte basta anche un controllo della posizione in sella.
Nuoto. La «spalla del nuotatore». Spesso la spalla è vittima di una gabbia toracica che ruota poco o di una scapola che non scivola bene. Si lavora lì, non solo sulla spalla.
Padel e tennis. Gomito e spalla, ma anche la schiena per i colpi in rotazione. Il gomito, in particolare, risponde bene quando si libera il polso e la spalla.
Surf e sup. Lombare e collo per il paddling, spalle per la remata. Chi lo fa solo d’estate arriva al primo giorno senza preparazione: le prime sedute servono a sbloccare quello che si è irrigidito.
Un esempio
Un runner di Lido di Camaiore, 42 anni, preparava la maratona. Da due mesi dolore al ginocchio destro oltre i 12 km. Esami puliti. Nella valutazione l’anca destra ruotava molto meno della sinistra, e stava su una gamba sola molto peggio a destra. Tre sedute sull’anca e sul bacino, un paio di esercizi di stabilità, e il ginocchio ha smesso di farsi sentire. A ottobre ha corso la maratona senza problemi.
Prevenzione: ha senso?
Per chi si allena regolarmente, sì. Un controllo ogni due o tre mesi, prima che qualcosa faccia male, permette di trovare le rigidità che si stanno accumulando e di sistemarle in una seduta invece che in cinque. Non è obbligatorio e non lo propongo a tutti, ma per chi ha carichi importanti è un buon investimento.
Ricevo a Camaiore, in Versilia. Se hai un fastidio che torna durante lo sport, scrivimi e fissiamo una valutazione.
Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una visita medica. In caso di dolore forte, improvviso o accompagnato da altri sintomi, rivolgiti prima al tuo medico.




