Nei mesi dopo il parto l’attenzione va tutta al bambino, ed è giusto così. Però il corpo della mamma ha appena attraversato nove mesi di cambiamenti e un parto, e subito dopo si trova a fare cose nuove per molte ore al giorno: allattare, cullare, sollevare la carrozzina, cambiare il pannolino su un fasciatoio troppo basso. In studio vedo spesso donne che arrivano due o tre mesi dopo il parto dicendo che pensavano fosse normale avere sempre male alla schiena o al collo.
In questo articolo ti spiego quali disturbi sono più frequenti, quando ha senso iniziare un trattamento e come mi coordino con chi ti segue per il pavimento pelvico.
I disturbi che vedo più spesso
Collo e spalle. Durante l’allattamento si sta a lungo con la testa piegata in avanti a guardare il bambino, le spalle chiuse e un braccio che sostiene il suo peso. Dopo qualche settimana compaiono rigidità alla nuca, mal di testa, dolore tra le scapole. Di quest’ultimo parlo in Dolore tra le scapole.
Schiena lombare. Il bambino in braccio, quasi sempre sullo stesso fianco, con il bacino spinto in fuori per sostenerlo. Poi l’ovetto da agganciare in macchina, la carrozzina da caricare nel bagagliaio. Gli addominali in questa fase sostengono ancora poco, e la zona lombare compensa.
Bacino e coccige. Il bacino può restare dolorante per un po’, soprattutto se durante la gravidanza c’era già dolore, oppure dopo un parto lungo. Il dolore al coccige, che si sente stando seduta, è abbastanza comune dopo un parto vaginale.
Polsi e mani. Il modo in cui si prende in braccio un neonato, con il pollice aperto e il polso piegato, sovraccarica i tendini del polso. Anche questo è un disturbo frequente nei primi mesi.
Quando iniziare
Prima di qualsiasi trattamento è importante aver fatto il controllo dopo il parto con il ginecologo o l’ostetrica, che di solito si fa intorno alle sei settimane. Dopo un cesareo aspetto che la ferita sia ben guarita e che il medico abbia dato il suo parere. Non c’è fretta: se il dolore è sopportabile, qualche settimana in più non cambia molto.
Se invece hai già seguito un percorso in gravidanza (ne parlo in Osteopatia in gravidanza), possiamo riprendere quando il medico ti ha visitata e tu ti senti pronta.
Il bambino può venire con te. Se ha fame o piange ci fermiamo, non è un problema.
Come lavoro
Nella valutazione guardo il collo, la parte alta della schiena, la zona lombare e il bacino, e ti chiedo di mostrarmi come allatti e come prendi in braccio il bambino. Spesso è lì che si trova il motivo per cui il dolore non passa.
Il trattamento usa mobilizzazioni della colonna e del bacino, tecniche sui tessuti per le spalle e il collo, e un lavoro sul diaframma e sulle coste, che dopo mesi di pancia hanno bisogno di ritrovare il loro movimento. Dopo un cesareo lavoro con attenzione intorno alla cicatrice e non direttamente sopra, finché non è completamente guarita.
Il pavimento pelvico richiede invece un lavoro specifico, che non faccio io. Se hai perdite di urina, senso di peso in basso, dolore nei rapporti o una separazione evidente degli addominali (la diastasi), la persona giusta è l’ostetrica o la fisioterapista che si occupa di riabilitazione del pavimento pelvico. In Versilia ce ne sono diverse brave, e quando serve indirizzo le pazienti da loro. I due percorsi vanno bene insieme: io lavoro su schiena, bacino e postura, loro sul pavimento pelvico e sugli addominali.
Un esempio. Una mamma di Massarosa, con una bambina di quattro mesi, aveva dolore al collo e alla spalla destra e mal di testa quasi ogni sera. Allattava sempre seduta sul bordo del divano, piegata in avanti, con la bambina appoggiata sul braccio destro. Abbiamo lavorato sulla parte alta della schiena e sul collo, e abbiamo sistemato la posizione dell’allattamento con un cuscino sotto la bambina e la schiena appoggiata. Dopo tre sedute i mal di testa erano diventati rari. La spalla le dava ancora un po’ fastidio nelle giornate più pesanti, ma sapeva come gestirla.
Piccoli accorgimenti che aiutano
- Porta il bambino al seno, non il seno al bambino: un cuscino da allattamento o un paio di cuscini sotto di lui evitano di piegarti in avanti.
- Schiena appoggiata quando allatti, con i piedi a terra o su un piccolo sgabello.
- Alterna il fianco su cui tieni il bambino in braccio, anche se uno ti viene più naturale.
- Fasciatoio all’altezza giusta: dovresti poter cambiare il pannolino senza piegare la schiena.
- Piega le ginocchia per sollevare l’ovetto o il bambino dal lettino, tenendolo vicino al corpo.
- Quando riesci, qualche esercizio leggero per la schiena: ne trovi alcuni in Esercizi per la schiena a casa.
Quando andare prima dal medico
Nelle settimane dopo il parto alcuni sintomi vanno segnalati subito al ginecologo, all’ostetrica o al medico di famiglia:
- febbre, oppure una cicatrice arrossata, calda o che perde liquido;
- perdite di sangue che aumentano invece di diminuire;
- dolore, calore e gonfiore a un polpaccio, o fiato corto improvviso;
- dolore al seno con arrossamento e febbre;
- formicolio o perdita di forza alle gambe;
- tristezza, ansia o stanchezza che non passano e ti fanno sentire senza forze. Anche questo è un motivo valido per parlarne con il medico.
Ricevo a Camaiore. Quando ti senti pronta e hai fatto il controllo dopo il parto, qui trovi i contatti per fissare una visita.
Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una visita medica. In caso di dolore forte, improvviso o accompagnato da altri sintomi, rivolgiti prima al tuo medico.




